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La Società Italiana di Glottologia celebra il suo
XLVI congresso a Cagliari nei giorni 27-29 ottobre 2022
con un convegno dedicato a

Categorie linguistiche e descrizione linguistica
tra tipologia e dialettologia.
Sincronie e diacronie

Il convegno si colloca nel quadro dell’intenso dibattito in corso a livello internazionale circa lo statuto teorico e applicativo delle categorie linguistiche. Di particolare rilevanza la discussione sulla portata delle categorie: da un lato, nella descrizione di specifiche lingue; dall’altro lato, ai fini della comparazione interlinguistica ad ampio spettro. Le posizioni a riguardo sono molteplici. A puro titolo esemplificativo, possono essere qui richiamate alcune essenziali polarizzazioni, oltre a quella classica tra categorie fondate direttamente a livello neuro-biologico (di matrice generativa) e categorie ‘convenzionali’ (di matrice empirico-funzionale). In particolare, una polarizzazione che richiama concezioni soggiacenti piuttosto diverse è quella tra quanti assumono che vi sia una sostanziale continuità tra categorie ‘analitiche’ linguo-specifiche, cioè applicate nella descrizione delle singole lingue, e categorie ‘comparative’, cioè tipicamente applicate nella comparazione interlinguistica ad ampio spettro. In questo caso, si profila una relazione inclusiva di tipo ‘type-token’ tra categorie ‘comparative’ e categorie ‘descrittive’.

Di contro, vanno emergendo posizioni teoriche che negano tale relazione e, pur riconoscendo una certa contiguità o anche sovrapponibilità di fatto tra certe categorie ‘comparative’ e certe categorie ‘descrittive’, argomentano che le une e le altre sarebbero da ricondurre a principi euristici diversi.
In tale ottica, la problematica travalica lo statuto delle categorie e della categorizzazione e investe la dimensione più generale dei fondamenti epistemologici della comparazione linguistica, base stessa della linguistica scientifica. Nella misura in cui il problema tocca il concetto stesso di comparabilità, sono immediatamente coinvolte le due dimensioni di questa, sincronica e diacronica.

Così, da un lato, a livello sincronico, l’ampliarsi della documentazione sulle lingue attualmente parlate evidenzia una ricchezza variazionale che, per un verso, sembra sfidare l’impiego di macro-categorie comparative ma, per altro verso, richiede strumenti analitici e classificatori che permettano almeno una relativa comparabilità del dato. Il che, del resto, non vale solo per microvarietà linguistiche che un tempo, in mancanza di meglio, erano definite ‘esotiche’, ma anche per la variazione dialettale all’interno di tradizioni linguistiche ben conosciute: si pensi, in tal senso, anche solo alla ricchissima variazione dialettale italiana, che offre frequenti esempi di discontinuità tipologica all’interno dello stesso continuum diasistemico.

Dall’altro lato, a livello diacronico, ci si confronta con la domanda se sia legittimo assumere una certa categoria validata per una certa fase della storia di una lingua per riferirsi a fasi diverse anche solo della medesima lingua (senza dire di fasi tra loro distanti di tradizioni linguistiche di lunga durata). Di qui l’urgenza di estendere la riflessione a varietà linguistiche del passato, con particolare interesse per quelle tradizioni linguistiche che, in ragione della profondità storica della documentazione, consentano osservazioni su possibili variazioni diacroniche nella consistenza e nell’applicabilità delle diverse categorie.