{"id":833,"date":"2019-05-31T17:48:04","date_gmt":"2019-05-31T15:48:04","guid":{"rendered":"http:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/?page_id=833"},"modified":"2019-05-31T18:01:45","modified_gmt":"2019-05-31T16:01:45","slug":"panel-12","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-12\/","title":{"rendered":"Panel 12 &#8211; L\u2019UE dopo la guerra fredda. Regime migratorio, stabilizzazione dei Balcani, Onu e diritti umani nella definizione dell\u2019Unione europea attore internazionale post-bipolare."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400\">Presidente: <\/span><b>Daniele Pasquinucci, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Siena.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Discussant: <\/span><b>Giuliano Garavini, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">New York University Abu Dhabi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Relatori: <\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Simone Paoli, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Pisa<\/span><b>, <\/b><i><span style=\"font-weight: 400\">L\u2019Unione europea e la creazione di un nuovo regime migratorio nel decennio della transizione post-bipolare (1985-1997);<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Benedetto Zaccaria, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari, Venezia<\/span><span style=\"font-weight: 400\">, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">La Cee\/Ue e le crisi jugoslave: le ragioni di una presenza;<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Elena Calandri, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Padova, <\/span><b>\u2018<\/b><i><span style=\"font-weight: 400\">UE, ONU e diritti umani\u2019<\/span><\/i><\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<p><b>Abstract<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Dall\u2019Atto Unico (1986) al Trattato di Lisbona (2007), l\u2019azione internazionale comune ha occupato uno spazio inedito nel processo di integrazione europea. Iniziative politiche dirette a varie aree geografiche e ambiti tematici diversi hanno irrobustito il profilo internazionale dell\u2019UE, mentre dal punto di vista organizzativo e istituzionale il processo, iniziato con uno sforzo di coordinamento e di rafforzamento che enfatizzava il ruolo della Commissione, attraverso i compromessi di Maastricht (1992) e di Amsterdam (1997), \u00e8 approdato nel Trattato costituzionale a una barocca (con)divisione di responsabilit\u00e0 e competenze fra Direzioni specializzate della Commissione e attori intergovernativi a loro volta multipli. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Questa parabola ha ricevuto molta attenzione da parte di politologi e giuristi, di recente propensi a collaborazioni interdisciplinari. Gli storici, per logiche di disciplina meno pronti a reagire, hanno confermato la tradizionale attenzione per gli sviluppi istituzionali e organizzativi, incoraggiata dall\u2019oggettiva centralit\u00e0 del dibattito su competenze, ruoli e poteri che ha accompagnato e spesso condizionato lo sviluppo della politica estera comune. La concentrazione sull\u2019aspetto istituzionale, per\u00f2, rischia, come gi\u00e0 in passato, di lasciare in ombra i contenuti concreti, oltre a ignorare il contesto internazionale in un ventennio in continuo e profondo mutamento. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">I principali mutamenti sono stati, ovviamente, la scomparsa dell\u2019ideologia e del blocco geopolitico che facevano capo alla Mosca sovietica e la fine del bipolarismo, elementi di potente legittimazione del processo di integrazione europea e dell\u2019azione internazionale comune, che avevano per\u00f2 secondo molti consentito alla UE soltanto un ruolo internazionale subalterno e selettivo. Poich\u00e9, tuttavia, essa non era mai stata solo espressione della guerra fredda, in quanto, in particolare, la distensione e il contesto post-coloniale avevano dato occasioni di sviluppi originali, negli anni Novanta tendenze, obiettivi e tematiche emersi prima del 1989 vissero le opportunit\u00e0 e le difficolt\u00e0 della rottura dell\u2019ordine bipolare. Soprattutto la fluidit\u00e0 post-bipolare doveva permettere di avviare politiche e ruoli interamente nuovi, che apparivano a molti a portata di mano. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il panel si pone il compito di mettere in relazione gli equivoci e instabili accordi raggiunti a Maastricht e Amsterdam e le politiche e azioni concrete a cavallo fra anni Ottanta e Novanta con il contesto in cui erano inseriti e rivalutare come i protagonisti della politica estera europea vollero definire il profilo internazionale dell\u2019UE, avendo chiara la necessit\u00e0 di(ri)legittimazione sia interna che esterna. A questo scopo, esso individua tre campi d\u2019indagine: l\u2019esercizio di un ruolo di stabilizzazione politica e di controllo dell\u2019ordine internazionale e europeo attraverso il caso dei Balcani, il rafforzamento del ruolo globale dell\u2019UE e della definizione di valori universali con la presenza all\u2019Onu e il sostegno ai diritti umani, la definizione di concetti di cittadinanza e un regime migratorio collegato allo sviluppo del regionalismo europeo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il panel indica la necessit\u00e0 di una nuova interpretazione dell\u2019azione esterna dell\u2019UE nel mondo del dopo guerra fredda che esamini criticamente i fattori di continuit\u00e0\/discontinuit\u00e0 con il periodo pre-1989 e gli elementi di riuscita e tensione fra i diversi piani di azione internazionale, facendo luce su strategie, obiettivi e argomenti di legittimazione tesi a fare dell\u2019UE un attore internazionale nel sistema post-bipolare, e le difficolt\u00e0 e le contraddizioni che ne derivarono.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Interventi<\/strong><\/p>\n<p><b>Simone Paoli:\u00a0<\/b><b><i>L\u2019Unione europea e la creazione di un nuovo regime migratorio nel decennio della transizione post-bipolare (1985-1997).<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">L\u2019intervento affronta il contributo offerto dalla Comunit\u00e0 (CE) e, poi, dall\u2019Unione Europea (UE) alla definizione di un nuovo regime migratorio europeo a cavallo tra la met\u00e0 degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Basandosi su fonti primarie raccolte presso gli archivi delle principali organizzazioni internazionali europee e, in particolare, delle istituzioni comunitarie, oltre che presso gli archivi nazionali francesi, la relazione analizza i concetti, le strategie e gli strumenti attraverso i quali, prima in un contesto intergovernativo e poi in un ambito pi\u00f9 compiutamente comunitario, la CE\/UE provarono a realizzare una politica migratoria capace di rispondere alle nuove sfide che provenivano dai cambiamenti in atto nel Mediterraneo Meridionale e, in seguito, nell\u2019Europa Centro-Orientale. Centrali, nell\u2019analisi, saranno i paradigmi di continuit\u00e0\/discontinuit\u00e0 e di legittimazione interna\/legittimazione esterna. Si tratter\u00e0, in primo luogo, di capire come e in che misura il crollo dei regimi comunisti e la fine dell\u2019ordine bipolare influenzarono un processo che, in realt\u00e0, aveva gi\u00e0 preso avvio alla met\u00e0 degli anni Ottanta. Si tratter\u00e0, in secondo luogo, di spiegare le tensioni e i difficili tentativi di conciliazione tra due obiettivi apparentemente opposti: la necessit\u00e0 politica di mantenere la coesione interna e rassicurare un\u2019opinione pubblica europea sempre pi\u00f9 preoccupata dalla crescita e dalla diversificazione dei flussi migratori in entrata e la volont\u00e0, distintamente articolata, di non lanciare messaggi di chiusura a aree geografiche strategiche per la proiezione esterna della CE\/UE e dei loro membri. <\/span><\/p>\n<p><b>Benedetto Zaccaria:\u00a0<\/b><b><i>La Cee\/Ue e le crisi jugoslave: le ragioni di una presenza.<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La crisi jugoslava ha rappresentato una delle principali sfide internazionali affrontate dalla CEE\/UE negli anni Novanta. Il presente studio, basato su fonti primarie di recente declassificazione provenienti dagli Archivi storici dell\u2019Unione europea di Firenze e dagli Archivi storici della Commissione europea di Bruxelles, illustra il ruolo giocato dalla CEE\/UE in tale ambito. L\u2019obiettivo \u00e8 di far luce le ragioni del coinvolgimento comunitario nella crisi jugoslava alla luce delle trasformazioni del dopo-guerra fredda. L\u2019attenzione \u00e8 posta sui motivi di continuit\u00e0 dell\u2019azione esterna della Comunit\u00e0 nello scenario jugoslavo nella transizione tra il periodo bipolare e il dopo-guerra fredda; sui fattori di legittimit\u00e0 politica ed economica \u2013 legati all\u2019obiettivo di stabilit\u00e0 politica della regione balcanica \u2013 che fecero della Cee il principale attore internazionale coinvolto nella mediazione del conflitto jugoslavo tra il 1990 e il 1991; sui limiti di tale intervento e sulla narrazione di quest\u2019ultimo nel discorso politico accademico. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di superare l\u2019interpretazione prevalente che ha visto il coinvolgimento comunitario nella crisi jugoslava come un fallito \u201cesperimento\u201d di Politica estera di sicurezza comune nell\u2019Europa del dopo-guerra fredda, ed il successivo coinvolgimento nelle dinamiche economiche e politiche dei Balcani occidentali, fino al lancio della Politica di stabilizzazione e associazione (1999), come una \u201credenzione\u201d a tale fallimento. <\/span><\/p>\n<p><b>Elena Calandri:\u00a0<\/b><b><i>UE, ONU e diritti umani.<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">I diritti umani hanno assunto un ruolo importante nel discorso pubblico e nelle preoccupazioni ideologiche dell\u2019UE degli anni \u201990, in discontinuit\u00e0 con i decenni precedenti: la tutela dei diritti umani era comparsa nella sfera comunitaria nei tardi anni \u201860 solo come impegno interno e anche durante la successiva \u201crivoluzione dei diritti umani\u201d la CE aveva limitato le prese di posizione esterne in merito all\u2019ambito della CSCE, pur esigendone il rispetto dai candidati all\u2019adesione. Da Maastricht la tutela dei diritti umani entr\u00f2 nei trattati fondativi e nei documenti fondamentali, nelle conclusioni del Consiglio europeo e nei programmi delle presidenze di turno, nei negoziati con stati terzi, gruppi e organizzazioni internazionali e attori non governativi. Sulla base della documentazione degli Archivi storici dell\u2019UE, fra cui le carte di Angel Vi\u00f1as, il paper osserva come la posizione dell\u2019UE in materia di diritti umani venne sviluppata in stretta collaborazione con le Nazioni Unite, guardando alla collaborazione UE-ONU come a uno strumento di reciproca legittimazione e anche nella ricerca di un upgrade della posizione dell\u2019UE di semplice osservatore. Dotata di forte valore identitario e ideologico, la posizione in materia di diritti umani esprimeva un umanitarismo civile peculiare della civilt\u00e0 europea, a cui si voleva attribuire valenza universale; ma questa visione universalistica dei valori e dei compiti dell\u2019UE strideva con l\u2019idea, e la pratica, di un\u2019UE organizzazione di stati portatori di interessi e valori specifici, oltre a scontrarsi con il rifiuto di tale pretesa normativa da parte di altri paesi, fino a determinare un elemento di debolezza della posizione internazionale dell\u2019UE nel sistema post-bipolare.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>Note biografiche dei partecipanti<\/b><\/p>\n<ul>\n<li><b>Daniele Pasquinucci <\/b><span style=\"font-weight: 400\">\u00e8 professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell\u2019Universit\u00e0 di Siena e Cattedra Jean Monnet in Storia dell\u2019integrazione europea. Dal 2007 al 2012 \u00e8 stato Segretario generale dell\u2019Associazione universitaria di studi europei. Tra le sue pubblicazioni: (a cura di, con Mark Gilbert) Euroscepticisms: The Historical roots of a political challenge, Leiden, Brill, in corso di pubblicazione (2019); (a cura di, con Lorenzo Mechi), Integrazione europea e trasformazioni socio-economiche. Dagli anni Settanta a oggi, Milano, FrancoAngeli, 2017; The Historical Origins of Italian Euroscepticism, in \u201cJournal of European Integration History\u201d, vol. 22, n. 2, 2016;(a cura di, con Luca Verzichelli), Contro l&#8217;Europa? I diversi scetticismi verso l&#8217;integrazione europea, Bologna, il Mulino, 2016; Euroscepticisme et abstensionnisme lors des \u00e9lections europ\u00e9ennes en Italie (1979-2014), in Martial Libera, Sylvain Schirmann e Birte Wassenberg (eds), Abstensionnisme, euroscepticisme et anti-europ\u00e9isme dans les \u00e9lections europ\u00e9ennes de 1979 \u00e0 nos jours, Stuttgart, Franz Steiner Verlag, 2016; (a cura di, con Daniela Preda e Luciano Tosi),Communicating Europe: Journals and European Integration 1939-1979, Berna, PIE Peter Lang, 2013;Uniti dal voto? Storia delle elezioni europee 1948-2009, Milano, FrancoAngeli, 2013<\/span><\/li>\n<li><b>Giuliano Garavini<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> attualmente \u00e8 Senior Research Fellow in the Humanities ad NYU Abu Dhabi. \u00a0Si \u00e8 interessato prevalentemente di storia dell\u2019integrazione europea, di decolonizzazione e di storia dell\u2019energia e del petrolio. E&#8217; autore tra l\u2019altro di \u201cAfter Empires: European Integration, Decolonization and the Challenge from the Global South\u201d (Oxford University Press, 2012), e ha recentemente curato assieme ad altri colleghi \u201cOil Shock. The 1973 Crisis and its Economic Legacy\u201d (IB Tauris, 2016), e \u201cCounter-Shock. The Oil Counter-Revolution of the 1980s\u201d (IB Tauris, 2018).\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">Il suo ultimo libro, \u201cThe Rise and Fall of OPEC in the Twentieth Century\u201d, uscir\u00e0 a Luglio per Oxford University Press.<\/span><\/li>\n<li><b>Simone Paoli<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 ricercatore in Storia delle Relazioni Internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa; in questo semestre (1-6\/2019) \u00e8 inoltre visiting researcher e visiting professor presso il Centre d\u2019Histoire de Sciences Po a Parigi. Esperto di storia europea del secondo dopoguerra, ha approfondito prevalentemente le dinamiche socioculturali, educative e migratorie legate al processo di integrazione comunitaria e allo sviluppo delle relazioni euromediterranee. E\u2019 autore di \u201cIl sogno di Erasmo. La questione educativa nel processo di integrazione europea\u201d (Milano, FrancoAngeli, 2010) e di \u201cFrontiera Sud. L\u2019Italia e la nascita dell\u2019Europa di Schengen\u201d (Milano, Mondadori Education, 2018). Ha inoltre curato (insieme a Carla Meneguzzi Rostagni, Francesco Petrini e Massimiliano Trentin) \u201cPolitica di potenza e cooperazione. L&#8217;organizzazione internazionale dal Congresso di Vienna alla globalizzazione\u201d (Padova, Cedam, 2013), (insieme a Elena Calandri e Antonio Varsori) \u201cPeoples and Borders. Seventy Years of Migration in Europe, to Europe, from Europe (1945-2015)\u201d (Baden-Baden, Nomos Verlagsgesellschaft, 2017) e (insieme a Beatrice Scutaru) \u201cChild Migration and Biopolitics. Old and New Experiences in Europe\u201d (London, Routledge, 2020). Ha inoltre curato (insieme a Elena Calandri) un numero monografico del Journal of European Integration History intitolato \u201cEurope and the Mediterranean in the long 1980s\u201d (N. 1, 2015).<\/span><\/li>\n<li><b>Benedetto Zaccaria<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia nell\u2019ambito del progetto PRIN 2015\u201cThe Making of the Washington consensus: debts, assets, and power 1979-1991\u201d. In precedenza, \u00e8 stato research associate presso l\u2019Istituto Universitario Europeo di Firenze (2015-2019) come membro dei progetti di ricerca ERC PanEur1970s \u2013 Looking West: the European Socialist regimes facing pan-European cooperation and the European Community (2017-2019) e HistCom3 \u2013 The European Commission 1986-2000 finanziato dall\u2019Unione Europea (2015-2017).I suoi interessi di ricerca riguardano la storia della Guerra Fredda e dell\u2019integrazione europea, con particolare riguardo all\u2019Europa centro-orientale e alla Jugoslavia socialista. Fra le sue pubblicazioni: La Strada per Osimo. Italia e Jugoslavia allo specchio (1965-1975) (Milano, Franco Angeli, 2018); The EEC\u2019s Yugoslav Policy in Cold War Europe, 1968-1980 (London, Palgrave Macmillan, 2016) e con Antonio Varsori (a cura di), Italy in the International System from d\u00e9tente to the End of the Cold War: The Underrated Ally (London, Palgrave Macmillan, 2018). <\/span><\/li>\n<li><b>Elena Calandri <\/b><span style=\"font-weight: 400\">\u00e8 professore associato di Storia delle relazioni internazionali all\u2019Universit\u00e0 di Padova, membro del Comitato scientifico per la pubblicazione dei documenti diplomatici italiani del Ministero degli Esteri, del EU-Committee of Historians e del comitato editoriale della rivista Journal of European Integration History. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia internazionale post-1945, l\u2019integrazione europea, la Turchia contemporanea, la politica estera italiana. Fra le pubblicazioni: Il Mediterraneo e la difesa dell\u2019Occidente 1947-1956: eredit\u00e0 coloniali e logiche di guerra fredda, Firenze, 1997; Prima della globalizzazione. L\u2019Italia, la cooperazione allo sviluppo e la guerra fredda, Padova, 2013; le curatele Il primato sfuggente. L\u2019Europa e l\u2019intervento per lo sviluppo 1957-2007, Milano, 2009; e in collaborazione D\u00e9tente in Cold War Europe. Politics and Diplomacy in the Mediterranean and the Middle East, London, 2016; The Mediterranean in the Long 1980s, JEIH 2015\/1; Peoples and Borders. Seventy Years of Movement of persons in Europe, to Europe, from Europe 1945-2015, JEIH 2017; di recente \u201cItaly, the Developing World and Aid Policy, 1969-1979: the \u201cHistoric Compromise\u201d and Italian foreign policy\u201d, Cold War History, 2-2019; \u201cItalia e \u201cTerzo Mondo\u201d: un rapporto irrisolto, un campo di studi in costruzione\u201d, Rivista italiana di Storia internazionale, 2018\/2.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Daniele Pasquinucci, Universit\u00e0 di Siena. Discussant: Giuliano Garavini, New York University Abu Dhabi. Relatori: Simone Paoli, Universit\u00e0 di Pisa, L\u2019Unione europea e la creazione di un nuovo regime migratorio <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-12\/\">Continue Reading &amp;rarr;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2594,"featured_media":0,"parent":768,"menu_order":12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-833","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2594"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=833"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/833\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":834,"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/833\/revisions\/834"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}