{"id":824,"date":"2019-05-31T17:32:03","date_gmt":"2019-05-31T15:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/?page_id=824"},"modified":"2019-05-31T17:38:43","modified_gmt":"2019-05-31T15:38:43","slug":"panel-10","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-10\/","title":{"rendered":"Panel 10 &#8211; Europa e Stati uniti di fronte alla fine della guerra fredda"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Presidente:<strong> Leopoldo Nuti,<\/strong> Universit\u00e0 Roma Tre.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Discussant: <strong>Angela Romano,<\/strong> European University Institute.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Relatori:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>\n<p dir=\"ltr\"><strong>Maria Eleonora Guasconi<\/strong>, Universit\u00e0 di Genova, L\u2019Atto Unico Europeo, la CPE e la fine della Guerra fredda;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p dir=\"ltr\"><strong>Marinella Neri Gualdesi<\/strong>, Universit\u00e0 di Pisa, Il dibattito transatlantico sulla nuova architettura di sicurezza europea: la nascita della PESC tra spinte in avanti e battute d\u2019arresto;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p dir=\"ltr\"><strong>Barbara Zanchetta<\/strong>, King\u2019s College London, The \u201cout of area\u201d paradox: NATO in Afghanistan from the end of the Cold War to the War on Terror;<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\"><strong>Abstract<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Il panel, pur affrontando temi molto diversi tra loro, intende riflettere sulla fase di transizione del sistema internazionale che ha caratterizzato la fine della guerra fredda, focalizzandosi sull\u2019impatto che lo sgretolamento del vecchio ordine ha avuto sia sulla politica statunitense che sugli sviluppi del processo di unificazione europea. Europa e Stati uniti cercano di elaborare risposte in grado di gestire le dinamiche del cambiamento. L\u2019arco temporale preso in considerazione copre prevalentemente il periodo di transizione compreso tra la seconda parte degli anni \u201980 e i primi anni \u201990, nella consapevolezza che le radici del cambiamento si trovano gi\u00e0 negli anni precedenti la fine della guerra fredda, che fu l\u2019acceleratore di dinamiche messe in atto in precedenza. Le politiche contenute nel trattato di Maastricht subiscono un\u2019accelerazione con gli eventi del 1989 ma sono concepite e progettate con l\u2019Atto unico.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">La ricerca storica \u00e8 ancora agli inizi nell\u2019analizzare il contributo della Comunit\u00e0 Europea e del processo di integrazione europea sulla fine della guerra fredda e le modalit\u00e0 con cui il modello europeo attrasse i regimi in crisi dei paesi del blocco orientale. Appare pertanto importante approfondire l\u2019indagine sulle trasformazioni introdotte nel funzionamento della CPE dall\u2019Atto Unico Europeo, cercando di comprendere quali furono le conseguenze e gli effetti di questi mutamenti nei rapporti tra la Comunit\u00e0, i paesi dell\u2019Europa orientale e l\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Il dibattito euro-atlantico sulla trasformazione dell\u2019architettura geopolitica in Europa ha portato alla luce valutazioni diverse sulla formazione di una identit\u00e0 di sicurezza europea. L\u2019evoluzione verso una dimensione europea di difesa prevista dal trattato di Maastricht ha toccato aspetti centrali della relazione transatlantica, senza per\u00f2 rimettere in discussione il ruolo della NATO come garante fondamentale per la sicurezza e la stabilit\u00e0 dell\u2019Europa nel dopo guerra fredda.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Proprio relativamente al ruolo dell\u2019Alleanza, con la fine della guerra fredda sono tornati alla ribalta temi che avevano caratterizzato la discussione transatlantica durante il conflitto Est-Ovest, come l\u2019out-of-area, la possibilit\u00e0 cio\u00e8 di intervenire al di fuori dell\u2019area euro-atlantica. La ridefinizione del ruolo della NATO per rispondere alle nuove sfide dello scenario internazionale dopo la fine della guerra fredda ha portato a non escludere pi\u00f9 interventi militari su scala globale, evidenziando anche in questo caso sensibilit\u00e0 diverse tra europei e americani. Paradossalmente, risolvere il dilemma dell\u2019out-of-area, cosa che aveva evitato di fare in passato, ha consentito alla NATO post guerra fredda di proiettarsi verso una nuova missione di \u201cglobal security\u201d.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Interventi<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\"><strong>Maria Eleonora Guasconi:\u00a0<\/strong><strong>L\u2019Atto Unico Europeo, la CPE e la fine della Guerra fredda<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">Descrivere l\u2019evoluzione della CPE durante gli anni Ottanta appare di notevole interesse per una serie di motivi legati sia all\u2019evoluzione del sistema internazionale che alle dinamiche europee: questo decennio fu caratterizzato da cambiamenti rivoluzionari, che ebbero luogo soprattutto in Europa, dove il crollo dei regimi comunisti in tutti i paesi dell\u2019Europa orientale pose termine alla guerra fredda e apr\u00ec la strada alla riunificazione del continente, e fu proprio negli anni Ottanta e nel modo in cui i governi europei affrontarono gli straordinari mutamenti nell\u2019Europa dell\u2019Est che possiamo comprendere le origini e la nascita della PESC, quando con la firma del Trattato di Maastricht nel febbraio 1992, i paesi europei dettero vita al coordinamento delle proprie politiche estere, includendovi anche la dimensione della sicurezza.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">In particolare, sulla base di un confronto tra la documentazione proveniente dai National Archives a Kew Gardens, dagli Archives diplomatiques du minist\u00e8re des Affaires \u00e9trang\u00e8res a La Courneuve e le carte di Giulio Andreotti presso l\u2019Istituto Sturzo, l\u2019intervento cercher\u00e0 di comprendere se la volont\u00e0 dei governi europei di rivitalizzare la distensione nel corso degli anni Ottanta si tradusse in un\u2019azione politica coordinata nei confronti dei paesi dell\u2019Europa orientale e dell\u2019Unione Sovietica, quale fu l\u2019evoluzione dell\u2019atteggiamento di Mosca rispetto all\u2019idea di Europa e nei confronti della Comunit\u00e0 Europea e quale fu il ruolo svolto dalla CPE nel processo che port\u00f2 alla firma degli accordi COMECON-CEE nel giugno 1988.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\"><strong>Marinella Neri Gualdesi: Il dibattito transatlantico sulla nuova architettura di sicurezza europea: la nascita della PESC tra spinte in avanti e battute d\u2019arresto<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">La determinazione degli Stati uniti a mantenere la centralit\u00e0 della NATO nella nuova Europa post- guerra fredda \u00e8 stata approfondita dalla storiografia, cos\u00ec come la riluttanza alla presenza di un pi\u00f9 forte elemento europeo all\u2019interno dell\u2019Alleanza. Il dibattito transatlantico ha visto sconfitte le iniziali proposte degli europei di affidare a una struttura pan-europea che coinvolgesse la CSCE il compito di gestire l\u2019unificazione tedesca, e la tesi franco-tedesca di istituzionalizzare un chiaro legame organico tra l\u2019Unione politica europea e l\u2019UEO. \u00a0A prevalere \u00e8 stata alla fine la posizione degli Stati uniti: la NATO perno del sistema di sicurezza europea. La crescente disponibilit\u00e0 di fonti primarie e una ricca produzione storiografica consentono di approfondire alcuni passaggi e aprire nuove prospettive interpretative.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">L\u2019intervento si propone di analizzare sia la coerenza della strategia americana, che si delinea gi\u00e0 durante i colloqui 2+4 sull\u2019unificazione tedesca, che le dinamiche intra-europee che porteranno nel dicembre 1991 alla definizione della PESC nel trattato di Maastricht. In particolare attraverso la documentazione dei National Archives a Kew, che getta nuova luce sul ruolo di Londra nell\u2019allertare gli Stati uniti sulle posizioni degli europei, si cercher\u00e0 di comprendere sia il dibattito transatlantico che l\u2019evoluzione delle posizioni dei paesi impegnati a discutere il futuro dell\u2019Europa di sicurezza e difesa.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\"><strong>Barbara Zanchetta: The \u201cout of area\u201d paradox: NATO in Afghanistan from the end of the Cold War to the War on Terror<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">The debates within the North Atlantic Treaty Organization on the limits of its geographical extension are as old as the Alliance itself. Throughout the Cold War, NATO continuously adhered to the principle that its purpose was to defend the Atlantic space, while refusing to get involved in conflicts outside this area. From the Suez Crisis to the Vietnam War, only to cite a few examples, NATO remained detached. The apparent indifference of the Alliance in meddling in Afghanistan after Moscow\u2019s intervention in 1979 continued this tradition.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">With the end of the Cold War and, most prominently, following the 9\/11 terrorist attacks against the United States, the Alliance completely reversed its stance on the \u201cout of area\u201d issue. Invoking Article 5 of the Treaty for the first time in its history, NATO gradually, but inexorably, got involved in Afghanistan. Indeed, Afghanistan would come to define the Alliance\u2019s posture for the 21st Century.<\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\">This paper will try to compare NATO\u2019s stance towards Afghanistan in the 1980s and in the 2000s, tracing the evolution of the debate on the out of area dilemma. It will be based on documents from the NATO archives, as well as on American and British documents. The paper will try to shed light into why NATO remained detached in the 1980s while, paradoxically, it chose to re-define itself after the end of the Cold War through a quintessentially out of area mission in Afghanistan.<\/p>\n<hr \/>\n<p dir=\"ltr\" style=\"text-align: justify\"><strong>Note curriculari dei partecipanti<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify\"><strong>Leopoldo Nuti<\/strong> \u00e8 Professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 Roma Tre, dove \u00e8 Coordinatore del curriculum in Studi europei e internazionali del Dottorato in Scienze Politiche. Dal 2010 \u00e8 co-direttore del Nuclear Proliferation International History Project, e dal 2018 \u00e8 Direttore della Rivista italiana di storia internazionale. Dal 2014 al 2018 \u00e8 stato Presidente della Societ\u00e0 italiana di storia internazionale.Tra le sue pubblicazioni, L&#8217;esercito italiano nel secondo dopoguerra, 1945-1950. La sua ricostruzione e l&#8217;assistenza militare alleata, (Roma: Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, 1989), I missili di ottobre. La storiografia americana e la crisi cubana del 1962 (Milano: LED, 1994), Gli Stati Uniti e l&#8217;apertura a sinistra. Importanza e limiti della presenza americana in Italia (Roma: Laterza, 1999), La sfida nucleare. La politica estera italiana e la armi atomiche durante la guerra fredda, 1945-1991, (Bologna: Il Mulino 2007) e, come curatore, The Crisis of Detente in Europe. From Helsinki to Gorbachev, 1975-1985 (London: Routledge, 2008) e insieme a Fr\u00e9d\u00e9ric Bozo, Marie Pierre Rey e Bernd Rother, The Euromissiles Crisis and the End of the Cold War (Stanford: Stanford U. Press, 2015). Nel 2018 ha curato, insieme a David Holloway, Aspects of the Global Nuclear Order in the 1970s, un numero tematico della International History Review.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\"><strong>Angela Romano<\/strong> \u00e8 Senior Research Fellow presso il Department of History and Civilization, allo European University Institute (EUI), dove con Federico Romero co-dirige il progetto \u2018Looking West: i regimi socialisti europei che affrontano la cooperazione pan-europea e la Comunit\u00e0 europea\u2019, finanziato dall\u2019ERC. Nel 2006 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Storia delle Relazioni Internazionali presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Firenze. E\u2019 stata Jean Monnet Fellow all\u2019EUI (2009\/10); Marie Sk\u0142odowska-Curie Fellow presso l\u2019International History Department della LSE (2011\/2013) e Honorary Research Fellow presso l&#8217;Universit\u00e0 di Glasgow (2013-2015). Storica della Guerra Fredda e dell\u2019Integrazione Europea, Romano concentra le sue ricerche su distensione, processi d\u2019integrazione e cooperazione in Europa, relazioni economiche Est-Ovest, CSCE, relazioni esterne della CE\/UE, e relazioni transatlantiche. Su questi temi ha pubblicato numerosi articoli in riviste internazionali peer-reviewed e capitoli in volumi collettanei, perlopi\u00f9 in inglese; \u00e8 stata invitata a tenere conferenze in varie universit\u00e0 europee e a presentare relazioni in numerosi convegni in Europa, negli Stati Uniti, Russia e Giappone. Romano sta ultimando la sua seconda monografia (Routledge, fine 2019), che analizza il ruolo della Comunit\u00e0 Europea durante la Guerra Fredda in Europa, 1969-1983.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\"><strong>Maria Eleonora Guasconi<\/strong> \u00e8 Professore associato di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, dove insegna Storia delle relazioni internazionali e Storia della globalizzazione e delle integrazioni regionali e coordina il corso di laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Dal 2015 fa parte della Commissione scientifica che cura la pubblicazione dei documenti diplomatici presso il Ministero degli affari Esteri e della Cooperazione. I suoi interessi di ricerca riguardano il processo di integrazione europea, la cooperazione politica europea, le relazioni Europa-Stati Uniti durante la guerra fredda, le relazioni euro-mediterranee e il dialogo sociale europeo. \u00c8 autrice di numerosi saggi e articoli su riviste scientifiche italiane e internazionali e dei seguenti volumi: L\u2019altra faccia della medaglia. Guerra psicologica e sindacale nelle relazioni Italia-USA nella prima fase della guerra fredda, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1999; L\u2019Europa tra continuit\u00e0 e cambiamento. Il Vertice dell\u2019Aja del 1969 e il rilancio della costruzione europea, Firenze, Polistampa, 2004; con. E. Calandri e R. Ranieri, Storia politica ed economica dell\u2019integrazione europea, Napoli, Edises, 2015; ha inoltre curato Declino europeo e rivolte mediterranee, Torino, Giappichelli, 2012.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify\"><strong>Marinella Neri Gualdesi<\/strong> \u00e8 Professore associato di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, dove insegna Storia delle relazioni transatlantiche e Storia e Politiche dell\u2019Unione europea. E\u2019 anche titolare della Cattedra Jean Monnet ad personam in Storia dell&#8217;integrazione europea. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia dell\u2019integrazione europea, la politica europea dell\u2019Italia e le relazioni transatlantiche durante e dopo la guerra fredda. Autrice di numerosi saggi e articoli, i pi\u00f9 recenti: Il contributo dell\u2019Italia alle riforme istituzionali: dall\u2019Atto unico al trattato di Lisbona, in U. Morelli D. Preda (a cura di) , L\u2019Italia e l\u2019unit\u00e0 europea dal Risorgimento a oggi:idee e protagonisti, CEDAM, Padova,2014; Lo IAI e la formazione della politica estera italiana, in C Merlini ( a cura di), La politica estera dell\u2019Italia, Bologna, Il Mulino, 2016;L\u2019Italia e la nascita della politica estera e di sicurezza, in \u00a0F. Lefebvre D\u2019Ovidio L. Micheletta ( a cura di) Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2017; Under a Multinational Mantle: Italy\u2019s Participation in the G-7 (1975-1976), in A. Varsori B. Zaccaria (eds) Italy in the International System from D\u00e9tente to the End of the Cold War. The Underrated Ally, Cham, Palgrave\/Macmillan, 2017; Barbara Zanchetta is Lecturer (Assistant Professor) in Diplomacy and Foreign Policy at the Department of War Studies at King\u2019s College London. She is the author of The Transformation of American International Power in the 1970s (Cambridge University Press, 2014), the co-author of Transatlantic Relations since 1945 (Routledge, 2012) and co-editor of New Perspectives on the End of the Cold War: Unexpected Transformations? (Routledge, 2018). Dr. Zanchetta has published articles and book reviews in International Politics, Studies in Conflict &amp; Terrorism, Diplomatic History, Cold War History, Journal of Transatlantic Studies and for H-Diplo. She is currently working on a monograph tentatively titled The United States and the \u2018Arc of Crisis:\u2019 American foreign policy, radical Islam and the end of the Cold War.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Leopoldo Nuti, Universit\u00e0 Roma Tre. Discussant: Angela Romano, European University Institute. 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