{"id":816,"date":"2019-05-31T17:02:07","date_gmt":"2019-05-31T15:02:07","guid":{"rendered":"http:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/?page_id=816"},"modified":"2019-05-31T17:40:35","modified_gmt":"2019-05-31T15:40:35","slug":"panel-8","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-8\/","title":{"rendered":"Panel 8 &#8211; Equilibri mediterranei, terrorismo internazionale e questioni energetiche: l\u2019Italia e la Libia di Gheddafi tra guerra fredda e globalizzazione."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400\">Presidente: <\/span><b>Federico Cresti<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e0 di Catania.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Discussant: <\/span><b>Bruna Bagnato<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e0 di Firenze. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Relatori:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Luca Micheletta,<\/b> <span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Roma \u2018La Sapienza\u2019, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">La politica estera italiana e la Libia di Gheddafi;<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Massimo Bucarelli<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e0 del Salento, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Tra solidariet\u00e0 atlantica e interessi mediterranei: l\u2019Italia e il problema del sostegno libico al terrorismo internazionale;<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Silvio Labbate, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 del Salento, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">L&#8217;ENI, l&#8217;Italia e la difficile collaborazione petrolifera con Gheddafi;<\/span><\/i><\/li>\n<\/ul>\n<p><b>Abstract<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La special partnership con la Libia rivoluzionaria di Gheddafi \u00e8 stata uno degli aspetti pi\u00f9 importanti della politica estera dell\u2019Italia repubblicana. Geopolitica, sicurezza reciproca, approvvigionamento energetico, interscambio commerciale e, infine, migrazioni, hanno dato vita a un complesso di problemi di difficile soluzione, poich\u00e9 interconnessi con questioni che andavano al di l\u00e0 della dimensione bilaterale, investendo anche problemi di carattere globale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Numerose furono le criticit\u00e0 che caratterizzarono i rapporti dei governi italiani con il regime libico nell\u2019ultima fase della guerra fredda: la salvaguardia degli interessi strategici ed economici, il bisogno di tutelare le migliaia di lavoratori italiani in Libia e l\u2019esigenza di gestire la complicata eredit\u00e0 coloniale, con l\u2019insistente richiesta di Gheddafi di risarcimenti per i danni subiti dalle popolazioni libiche. Ad esse si aggiunsero difficolt\u00e0 esogene: il sostegno libico al terrorismo internazionale e il progressivo isolamento del paese nordafricano ad opera soprattutto degli Stati Uniti, impegnati nell\u2019attuazione di ritorsioni politiche, economiche e militari, culminate nel bombardamento di Tripoli e Bengasi. Per il governo italiano e per chi in quel torno di tempo ebbe a lungo la responsabilit\u00e0 di dirigerne la politica estera, tentando di coltivare sempre con pazienza e impegno il dialogo con i vicini libici, divenne impossibile rimanere in equilibrio tra la solidariet\u00e0 nei confronti dell\u2019alleato statunitense e la tutela degli interessi italiani nel Mediterraneo; nonostante i tentativi di mediazione messi in campo dalla politica italiana, l\u2019allineamento a Washington fu quasi inevitabile con conseguente raffreddamento delle relazioni con Tripoli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Dopo un periodo di necessaria e inevitabile decantazione, segnato da non poche complicazioni in campo economico e commerciale, Italia e Libia tornarono a dialogare fino ad arrivare a un\u2019intesa complessiva, quella del 1991, in grado di superare gli elementi di contrasto e rilanciare i rapporti di amicizia e collaborazione in ogni settore della cooperazione bilaterale. L\u2019accordo del 1991, esito finale della paziente e incessante opera di mediazione della politica italiana, pose le basi per i successivi importanti passi sulla via della piena riconciliazione: il Comunicato congiunto sottoscritto dai ministri degli Esteri, Lamberto Dini e Omar Muntasser, nel 1998, e il Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione, firmato nel 2008 da Gheddafi e dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con i quali, oltre a dare ampia e completa sistemazione ai vari problemi presenti nelle relazioni bilaterali, si consolidavano definitivamente le relazioni politiche ed economiche tra l\u2019Italia e la Libia di Gheddafi.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Interventi<\/strong><\/p>\n<p><b>Luca Micheletta:\u00a0<\/b><b>La politica estera italiana e la Libia di Gheddafi<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La relazione si propone di analizzare la politica estera italiana e la Libia dalla rivoluzione di Gheddafi al Trattato bilaterale del 2008, rintracciando i momenti pi\u00f9 significativi e le linee di continuit\u00e0. Fin dall&#8217;affermazione della nuova leadership libica, la politica estera italiana dovette confrontarsi con una serie di questioni nuove che toccavano sia i rapporti bilaterali tra i due paesi, sia il pi\u00f9 generale equilibrio mediterraneo. Sul piano bilaterale, Gheddafi apr\u00ec il capitolo fino ad allora inedito nella storia internazionale del risarcimento preteso dall&#8217;Italia per le sofferenze patite dai libici durante il periodo coloniale e nazionalizz\u00f2 l&#8217;industria petrolifera, obbligando a rivedere l&#8217;intero assetto degli interessi economici delle compagnie petrolifere, compresa l&#8217;ENI; sul piano internazionale, eliminate le basi militari americana e inglese, e sovvertito il collocamento occidentale della Libia, assunse un atteggiamento di forte critica anti-imperialista e anti-occidentale, militando nel campo dei non allineati e sostenendo il terrorismo internazionale e il nazionalismo palestinese contro Israele.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">Per il governo di Roma, insomma, si tratt\u00f2 non solo di salvaguardare gli interessi energetici nazionali in Libia, cruciali per il fabbisogno italiano, ma anche di mantenere il dialogo con un paese confinante che metteva costantemente in crisi la stabilit\u00e0 politica e gli assetti strategici della riva meridionale del Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p><b>Massimo Bucarelli:\u00a0<\/b><b>Tra solidariet\u00e0 atlantica e interessi mediterranei: l\u2019Italia e il problema del sostegno libico al terrorismo internazionale<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Oggetto della relazione, basata essenzialmente sull\u2019esame della carte Andreotti, \u00e8 lo studio di una fase particolarmente critica della politica estera italiana, costretta a confrontarsi con lo scontro libico-statunitense di met\u00e0 anni Ottanta causato dal sostegno di Gheddafi al terrorismo internazionale. L\u2019escalation della crisi tra Washington e Tripoli, culminata negli scontri militari del Golfo della Sirte, nel bombardamento di Tripoli e Bengasi e nel lancio dei missili libici su Lampedusa, danneggi\u00f2 le iniziative politiche ed economiche condotte dall\u2019Italia in Libia. Per il governo italiano divenne sempre pi\u00f9 complicato rimanere in equilibrio tra la solidariet\u00e0 nei confronti dell\u2019alleato statunitense, principale vittima degli attacchi terroristici, e la tutela degli interessi italiani nel Mediterraneo, rappresentati non tanto dagli scambi commerciali, dai legami economici e dalla dipendenza energetica, quanto dalla necessit\u00e0 di preservare la stabilit\u00e0 nella regione e impedire che la radicalizzazione delle tensioni politiche ai propri confini potesse avere sviluppi imprevedibili e forieri di pi\u00f9 gravi minacce. La politica italiana fu spinta, suo malgrado, a compiere una scelta di maggiore fermezza nei confronti del regime di Tripoli. Il risultato non fu la rottura dei rapporti tra i due paesi, ma piuttosto un raffreddamento a livello politico e una serie di complicazioni in campo economico e commerciale, a cui fu complicato porre rimedio nel breve e medio periodo.<\/span><\/p>\n<p><b>Silvio Labbate:\u00a0<\/b><b>L&#8217;ENI, l&#8217;Italia e la difficile collaborazione petrolifera con Gheddafi<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La Libia \u2013 come \u00e8 noto \u2013 \u00e8 sempre stata al centro degli interessi energetici dell&#8217;Italia: un&#8217;importanza strategica che ha rappresentato una costante dell&#8217;atteggiamento della penisola verso il regime sorto all&#8217;indomani della deposizione di re Idris del 1\u00b0 settembre 1969. Ci\u00f2 continuando una tradizione gi\u00e0 ben consolidata dalle azioni messe in campo dall&#8217;ENI e, prima ancora, dalla numerosa presenza italiana figlia della colonizzazione. Una densa ragnatela di relazioni continuamente in bilico nel corso degli anni a causa della personalit\u00e0 complessa e mutevole di Gheddafi, ma, allo stesso tempo, assolutamente importante per via della notevole carenza italiana di fonti primarie in grado di produrre energia. Una necessit\u00e0 che le crisi petrolifere degli anni Settanta contribuirono ad accrescere sempre di pi\u00f9, ponendo Palazzo Chigi nella faticosa condizione di dover affinare l&#8217;arma diplomatica di fronte alle reiterate provocazioni lanciate dal leader arabo.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">La relazione si propone pertanto di ripercorrere i passaggi chiave di questa difficile liaison dal punto di vista delle questioni petrolifere, approfondendo gli eventi complicati degli anni Ottanta e analizzando gli interessi energetici dell&#8217;Italia nel paese nordafricano anche dopo il rovesciamento della Giamahiria. Il tutto avvalendosi della documentazione archivistica presente nell&#8217;Archivio Giulio Andreotti e nell&#8217;Archivio Storico dell&#8217;ENI.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>Note curriculari dei partecipanti<\/b><\/p>\n<ul>\n<li><b>Federico Cresti<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 professore ordinario e ha insegnato Storia e Istituzioni dell&#8217;Africa presso l&#8217;Universit\u00e0 di Catania e Sistemi sociali e politici dell&#8217;Africa presso l&#8217;Universit\u00e0 di Roma La Sapienza. Tra le sue numerose pubblicazioni, si segnalano i volumi: Oasi di italianit\u00e0. La Libia della colonizzazione agraria tra fascismo, guerra e indipendenza (1935-1956), (SEI, 1997); Non desiderare la terra d&#8217;altri. La colonizzazione italiana in Libia, Carocci, 2011; Storia della Libia contemporanea (Carocci, 2012, 2015), con M. Cricco; Gheddafi. I volti del potere (Carocci 2011), con M. Cricco. Ha curato di recente Minoranze, pluralismo, Stato nell&#8217;Africa mediterranea e nel Sahel (Aracne 2015).<\/span><\/li>\n<li><b>Bruna Bagnato<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> insegna Storia del sistema internazionale e Storia della politica estera italiana presso la Scuola di Scienze politiche \u201cCesare Alfieri\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze. Si \u00e8 prevalentemente occupata della politica estera italiana nel secondo dopoguerra, con particolare riferimento ai rapporti con la Francia nelle dinamiche mediterranee e europee (Vincoli europei echi mediterranei. L\u2019Italia e la crisi francese in Marocco e in Tunisia 1949-1956, 1991; Storia di un\u2019illusione europea. Il progetto di unione doganale italo-francese, 1995); all\u2019evoluzione delle relazioni politiche e economiche con l\u2019Unione Sovietica negli anni di Khrushchev (Prove di Ostpolitik. Politica e economia nella strategia italiana verso l\u2019Unione Sovietica 1958-1963, 2003); alla politica estera dell\u2019Eni di Mattei nel Maghreb (Petrolio e politica. Mattei in Marocco, 2004); alla posizione dell\u2019Italia sulla guerra d\u2019Algeria (L\u2019Italia e la guerra d\u2019Algeria 1954-1962, 2012; L\u2019Italie et la guerre d\u2019Alg\u00e9rie, 1954-1962, 2016).<\/span><\/li>\n<li><b>Luca Micheletta<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> insegna Storia delle Relazioni Internazionali presso l&#8217;Universit\u00e0 Sapienza di Roma e presso la Societ\u00e0 Italiana per l&#8217;Organizzazione Internazionale. Ha pubblicato saggi e monografie sulla storia della politica estera italiana. Ha di recente curato con F. Lefebvre D&#8217;Ovidio, Giulio Andreotti e l&#8217;Europa (Edizioni di Storia e Letteratura, 2017), e con L. Riccardi, La politica della pace. La Societ\u00e0 delle Nazioni tra multilateralismo e balance of power (CEDAM 2016). Ha inoltre curato, sulla Libia, Andreotti, Gheddafi e le relazioni italo-libiche (Studium, 2018), con M. Bucarelli; Riflessioni sulla crisi libica del 2011 (Sapienza Universit\u00e0 Editrice, 2017); L&#8217;Italia e la guerra di Libia cent&#8217;anni dopo (Studium 2013) con A. Ungari.<\/span><\/li>\n<li><b>Massimo Bucarelli<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> insegna Storia delle Relazioni Internazionali e Storia dell\u2019Integrazione Europea presso il Dipartimento di Storia, Societ\u00e0 e Studi sull&#8217;Uomo, dell\u2019Universit\u00e0 del Salento. Ha pubblicato saggi e monografie su alcuni aspetti e problemi della politica estera italiana nel Novecento, con particolare riferimento all&#8217;azione internazionale dell&#8217;Italia verso le regioni mediterranee e balcaniche, e alle strategie attuate dall&#8217;ENI in Medio Oriente. Sulla Libia, ha curato insieme a L. Micheletta: Andreotti, Gheddafi e le relazioni italo-libiche (Studium, 2018). Sull\u2019attivit\u00e0 internazionale dell\u2019ENI, ha curato con S. Labbate: La fine dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro. L\u2019ENI e le crisi petrolifere (1973-1979), (&#8220;Nuova Rivista Storica&#8221;, 2014 n. 2, numero monografico).<\/span><\/li>\n<li><b>Silvio Labbate <\/b><span style=\"font-weight: 400\">\u00e8 ricercatore presso il Dipartimento di Storia, Societ\u00e0 e Studi sull&#8217;uomo dell\u2019Universit\u00e0 del Salento. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia delle relazioni internazionali presso l\u2019Universit\u00e0 &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. Si \u00e8 occupato di guerra fredda in Medio Oriente, con particolare riferimento alla questione dei petroldollari, alla politica energetica italiana e al dialogo euro-arabo. \u00c8 autore dei volumi: Il governo dell&#8217;energia. L\u2019Italia dal petrolio al nucleare (1945-1975) (Le Monnier-Mondadori, Firenze, 2010) e Illusioni mediterranee: il dialogo euro-arabo (Le Monnier-Mondadori, Firenze, 2010); ha curato Al governo del cambiamento. L\u2019Italia di Craxi tra rinnovamento e obiettivi mancati (Rubbettino, Soveria Mannelli, 2014); ha scritto saggi e recensioni per diverse riviste tra cui \u00abClio\u00bb, \u00abVentunesimo Secolo\u00bb, \u00abNuova Rivista Storica\u00bb, \u00abStoria e problemi contemporanei\u00bb, \u00abEuropean Review of History\u00bb e \u00abJournal of European Integration History\u00bb.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Federico Cresti, Universit\u00e0 di Catania. Discussant: Bruna Bagnato, Universit\u00e0 di Firenze. 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