{"id":807,"date":"2019-05-31T13:36:35","date_gmt":"2019-05-31T11:36:35","guid":{"rendered":"http:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/?page_id=807"},"modified":"2019-05-31T16:57:44","modified_gmt":"2019-05-31T14:57:44","slug":"panel-6","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-6\/","title":{"rendered":"Panel 6 &#8211; Soft power of the press. L\u2019impatto della stampa e dei social media nelle politiche degli Stati &#8211; Panel I"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400\">Presidente: <\/span><b>Barbara Onnis, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Discussant:<\/span><b> Federico Scarano<\/b><span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e0 della Campania \u2018Luigi Vanvitelli\u2019<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Relatori: <\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Roberto Ibba,<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> Universit\u00e0 di Cagliari, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Fare pace con la Storia. La Public History come campo di mediazione tra falsi, invenzioni, fake news, uso politico e costruzioni identitarie;<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Gian Lorenzo Zichi, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Cagliari, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">La dimensione dell\u2019informazione all\u2019interno del Processo di Helsinki. Tra contrapposizione e cooperazione<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Christian Rossi,<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> Universit\u00e0 di Cagliari, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Influenze esterne e propaganda: il governo britannico nei due referendum sull\u2019Europa del 1975 e del 2016<\/span><\/i><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><b>Federico Mariano Giuntini, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Cagliari, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">La dottrina del soft power russo. Radici, evoluzione e ruolo dei mezzi di informazione, da RT a Sputnik<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Abstract<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il panel intende riportare gli esiti (in itinere) di una ricerca biennale finanziata dalla Fondazione di Sardegna dal titolo \u201cSoft Power of the Press, Media and Internet over the International and Domestic policies of the States\u201d (annualit\u00e0 2017), che ha visto coinvolti numerosi componenti di diversi ambiti scientifico disciplinari del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La ricerca si inserisce nel campo di studio, oramai decennale, del dibattito sul soft power, parte integrante della diplomazia culturale, che \u00e8 a sua volta una delle componenti chiave della diplomazia pubblica. Scopo principale della ricerca \u00e8 di analizzare il ruolo della stampa, dei media e dei nuovi social media in generale, nella politica degli Stati e delle loro relazioni internazionali, la loropossibile influenza nei processi decisionali e nella percezione dell\u2019opinione pubblica su questioni specifiche (immigrazione, Brexit, ruolo UE, percezione della RPC, tanto per citare alcuni esempi).Partendo da un approccio storico, a partire dalla politica di propaganda, un\u2019attenzione particolare \u00e8 stata dedicata all\u2019attuale fenomeno delle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">fake news<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">. Il fenomeno delle notizie falsate non \u00e8 certamente nuovo, ma sicuramente le tecnologie odierne hanno contribuito ad amplificarne, in modo esplicito, sia la portata sia la diffusione. Un recente rapporto di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">Freedom House <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\">(ottobre 2018) sulla libert\u00e0 nel <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">web<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> evidenzia come la diffusione delle <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">fake news<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> costituisca oggigiorno una delle principali modalit\u00e0 di influenza sull\u2019opinione pubblica, in grado di determinare risultati elettorali, scelte economiche e sociali. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha inoltre evidenziato come l\u2019utilizzo dei dati privati, lasciati sul web dagli utenti, in maniera o meno consapevole, possa avere fini politici e commerciali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La ricerca \u00e8 stata condotta mediante l\u2019utilizzo di casi studio in contesti molto diversi, a dimostrazione del fatto che il fenomeno non conosce confini, n\u00e9 di natura geografica n\u00e9 tantomeno di natura politico-ideologica. Un aspetto importante sul quale ci si \u00e8 soffermati nell\u2019analisi dei vari contesti \u00e8 stato l\u2019uso governativo dei dipartimenti\/ministeri per l\u2019informazione (in alcuni casi propaganda) dei diversi governi (due esempi per tutti, il Central Office of Information del Regno Unito; il Dipartimento della Propaganda della RPC).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">L\u2019articolazione del panel rispecchia l\u2019articolazione della ricerca e prevede 8 interventi distribuiti di fatto su due panel.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Interventi<\/strong><\/p>\n<p><b>Roberto Ibba:\u00a0<\/b><b><i>Fare pace con la Storia. La Public History come campo di mediazione tra falsi, invenzioni, fake news, uso politico e costruzioni identitarie<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La Public History si sta affermando sul contesto italiano ed europeo, sulla scia della tradizione nordamericana, sia dal punto di vista metodologico, sia da quello applicativo. Il Manifesto della Public History italiana fissa tra i pilastri della disciplina \u00abil contrasto degli \u201cabusi della storia\u201d, ovvero le pratiche di mistificazione sul passato finalizzate alla manipolazione dell\u2019opinione pubblica\u00bb. In questo intervento si intende indagare, anche attraverso alcuni casi di studio che vanno dall\u2019et\u00e0 moderna a quella contemporanea, sul rapporto tra eventi storici, uso pubblico della disciplina storica e utilizzo distorto della storia da parte delle organizzazioni politiche.<\/span><\/p>\n<p><b>Gian Lorenzo Zichi:\u00a0<\/b><b><i>La dimensione dell\u2019informazione all\u2019interno del Processo di Helsinki. Tra contrapposizione e cooperazione<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Nella sua poliedricit\u00e0 di temi, la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) riserv\u00f2 una certa attenzione anche al tema dell\u2019informazione inteso nella sua accezione pi\u00f9 ampia, quale parte della human dimension del terzo cesto. In questa sede, si intende ricostruire il dibattito sviluppatosi all\u2019interno del Processo di Helsinki negli ultimi cinque lustri della guerra fredda, sulla base delle evidenze offerte dalla documentazione conservata presso gli archivi CSCE\/OSCE (Prague), arricchita da ulteriori materiali reperiti presso altri complessi archivistici (segnatamente NATO Archives, Brussels e The National Archives, Kew, UK). L\u2019analisi in oggetto offre uno spacco di come il tema dell\u2019informazione anche in sede multilaterale abbia rappresentato un teatro di scontro ideologico e politico nel periodo della guerra fredda, ma consente altres\u00ec di riflettere su alcuni approcci generali alla questione della libera circolazione delle informazioni, del suo impatto nelle relazioni tra gli stati la cui rilevanza risulta chiara anche nello scenario internazionale odierno.<\/span><\/p>\n<p><b>Christian Rossi:\u00a0<\/b><b><i>Influenze esterne e propaganda: il governo britannico nei due referendum sull\u2019Europa del 1975 e del 2016<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La comprensione degli eventi che hanno portato al Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell\u2019Unione Europea, svolto a giugno 2016, pu\u00f2 essere compreso nel pieno della sua portata se analizzato in un periodo storico maggiore, a partire dall\u2019ingresso del Regno Unito nella CEE nel 1972, anche analizzando l\u2019altro referendum simile a quello del 2016, svoltosi nel 1975. \u00c8 importante analizzare la situazione politica del 1975 e quella del 2015 per capire quanto la stampa abbia influenzato l\u2019opinione pubblica e quanto il Governo e i votanti, soprattutto nel 2016, si siano fatti influenzare o abbiano agito dietro alle pressioni di notizie non verificate che hanno avvelenato la campagna elettorale referendaria.<\/span><\/p>\n<p><b>Federico Mariano Giuntini:\u00a0<\/b><b><i>La dottrina del soft power russo. Il ruolo dei mezzi di informazione a target internazionale<\/i><\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il ricorso al soft power, inteso come la capacit\u00e0 di influenzare gli attori globali mediante l\u2019attrazione piuttosto che con la coercizione, ha assunto un peso crescente nella dottrina geopolitica russa contemporanea. Il concetto fu assunto dagli strateghi russi, come strumento nei confronti dell\u2019\u201cestero vicino\u201d e dei \u201ccompatrioti\u201d all\u2019estero, in seguito alle cosiddette \u201crivoluzioni colorate\u201d nello spazio post-sovietico (2003-2005), che evidenziarono una progressiva perdita di influenza di Mosca. Successivamente al conflitto georgiano del 2008 e a una postura occidentale percepita come pregiudizialmente ostile, il target della dottrina del soft power russo venne allargato all\u2019intero scenario globale, al fine di accrescere l\u2019ascendente di Mosca sull\u2019opinione pubblica estera. Un ruolo peculiare \u00e8 stato riservato ai due principali vettori dell\u2019informazione russa rivolta al pubblico internazionale: RT e Sputnik. Ponendosi, specie in seguito alla crisi ucraina del 2014, come espressione di un sistema valoriale e di un modo di concepire le relazioni internazionali alternativi rispetto a quelli occidentali, RT e Sputnik si sono progressivamente affermati come un riferimento per il pubblico scontento verso lo stauts quo globale e, quindi, come un efficace strumento del soft power russo, attirando nondimeno crescenti accuse di costituire mezzi di propaganda finalizzati alla diffusione di notizie false con fini politici.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>Note curriculari dei partecipanti<\/b><\/p>\n<ul>\n<li><b>Barbara Onnis,<\/b><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0professore associato in Storia e Istituzioni dell\u2019Asia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari, dove insegna Contemporary China e Lingua Cinese II.Dal 2017 \u00e8 coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e dal 2016 referente scientifico dell\u2019Aula Confucio dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla strategia usata dalla Cina negli ultimi decenni per tentare di recuperare il terreno perduto nell\u2019ambito delle relazioni internazionali durante il cosiddetto \u2018secolo di vergogna e umiliazione\u2019; all\u2019elaborazione di un soft power con caratteristiche cinesi e la conseguente nascita di un \u201cmodello Cina\u201d; al dibattito accademico e intellettuale relativo al ruolo che una Cina in crescita dovrebbe giocare sulla scena internazionale, con particolare riferimento alla continua valenza della tradizionale dottrina della non-interferenza e all\u2019opportunit\u00e0 di adottare o meno un nuovo approccio pi\u00f9 pro-attivo. \u00c8 autrice di numerose pubblicazioni in italiano e in inglese.<\/span><\/li>\n<li><b>Federico Scarano<\/b><span>, professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali, Universit\u00e0 degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. \u00c8 autore di numerose pubblicazioni scientifiche, alcune anche in lingua tedesca.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">Tra i suoi lavori uno studio delle relazioni diplomatiche tra l\u2019Italia fascista e la Repubblica di Weimar che ha ottenuto riconoscimenti anche all\u2019estero. I suoi ultimi studi hanno affrontato il problema dell\u2019Alto Adige \u2013 Sudtirolo tra l\u2019Italia ed il mondo tedesco, in particolare riguardo alle opzioni dei sudtirolesi nel 1939, e il ruolo di Antonio Segni nell\u2019integrazione europea. Si \u00e8 inoltre occupato della storia del difficile rapporto tra la Repubblica Federale di Germania ed Israele.<\/span><\/li>\n<li><strong>Roberto\u00a0<\/strong><b>Ibba<\/b><span>, dottore di ricerca in Storia moderna e contemporanea presso l\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, con una tesi sulla storia della Baronia di Monreale. Collabora con le cattedre di Storia moderna, Storia contemporanea e Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, dove \u00e8 co-organizzatore del laboratorio di Public History. Nel 2016 ha vinto il premio di ricerca \u201cEmilio Sereni\u201d promosso dall\u2019Istituto Alcide Cervi di Gattatico (RE) per uno studio sui paesaggi mediterranei.I temi di ricerca prevalenti sono la storia del paesaggio agrario, la storia dell\u2019agricoltura, lo studio delle \u00e9lites locali, con uno sguardo che parte dalla Sardegna e si allarga sul contesto Mediterraneo.<\/span><\/li>\n<li><b>Gian Lorenzo Zichi,<\/b><span style=\"font-weight: 400\">\u00a0dottorando in Storia, Beni Culturali e Studi Internazionali presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari. Tra i suoi interessi di ricerca figurano i temi relativi alla sicurezza nel Mediterraneo, con una particolare attenzione al ruolo assunto in esso delle maggiori organizzazioni internazionali di sicurezza \u2013 quali la CSCE\/OSCE e la NATO. Ha seguito altres\u00ec l\u2019evoluzione dell\u2019approccio europeo e degli stati e quelli riguardanti le linee di politica estera dei paesi europei prospicienti il bacino rispetto al tema delle migrazioni.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400\">Al momento lavora al suo progetto di ricerca dal titolo: \u2018Una centrale perifericit\u00e0.Il Mediterraneo e le organizzazioni regionali di sicurezza negli anni Settanta e Ottanta.<\/span><\/li>\n<li><b>Christian Rossi, <\/b>p<span style=\"font-weight: 400\">rofessore associato di Storia delle Relazioni Internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari, ove insegna Storia dell\u2019Integrazione Europea (Corso di Laurea in Scienze Politiche) eEuropean Integration (Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali). Dal 2018 \u00e8 Vice Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali e dal 2015 Referente Erasmus. I suoi interessi di ricerca abbracciano la storia dell\u2019integrazione europea, la politica estera britannica e la politica degli Stati Uniti nell\u2019area del Mediterraneo. Autore di numerose pubblicazioni in italiano e in inglese.<\/span><\/li>\n<li><b>Federico Mariano Giuntini, <\/b>d<span style=\"font-weight: 400\">ottorando in Storia, Beni culturali e Studi Internazionali \u2013 percorso: Studi d\u2019Area e Relazioni Internazionali \u2013 presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari, con un progetto dal titolo: &#8220;Fratture regionali e dinamiche geopolitiche nello spazio post-sovietico. I casi abcaso e sud-osseto e l\u2019evoluzione del ruolo russo nel sistema delle relazioni internazionali&#8221;.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Barbara Onnis, Universit\u00e0 degli Studi di Cagliari. 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