{"id":790,"date":"2019-05-31T13:24:25","date_gmt":"2019-05-31T11:24:25","guid":{"rendered":"http:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/?page_id=790"},"modified":"2019-05-31T18:03:59","modified_gmt":"2019-05-31T16:03:59","slug":"panel-3","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/convegni.unica.it\/sisi19\/i-panel-dellottavo-convegno-sisi-cagliari-2019\/panel-3\/","title":{"rendered":"Panel 3 &#8211; La difficile costruzione del regime di non-proliferazione nucleare negli anni Settanta: i casi di Stati Uniti, Italia e Brasile."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400\">Presidente:<\/span><b> Giuliano Garavini,<\/b><span style=\"font-weight: 400\"> New York University, Abu Dhabi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Discussant:<\/span><b> David Burigana, <\/b><span style=\"font-weight: 400\">Universit\u00e0 di Padova.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Relatori: <\/span><\/p>\n<ul>\n<li><b>Giordana Pulcini<span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e0 Roma Tre,<\/span> <i><span style=\"font-weight: 400\">l\u2019INFCE, la politica di non-proliferazione dell\u2019amministrazione Carter e l\u2019Italia; <\/span><\/i><\/b><\/li>\n<li><strong>Leopoldo Nuti<\/strong><span style=\"font-weight: 400\"><strong>,<\/strong> Universit\u00e0 Roma Tre, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">L\u2019Italia come stato soglia? La problematica ratifica del TNP; <\/span><\/i><\/li>\n<li><strong>Carlo Patti<\/strong><span style=\"font-weight: 400\">, Universit\u00e1 Federale di Goi\u00e1s, <\/span><i><i><span style=\"font-weight: 400\">La corsa del Brasile verso l\u2019arricchimento dell\u2019uranio (1953-1987);<\/span><\/i><\/i><i> <\/i><\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<p><b>Abstract<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La firma del Trattato di Non-Proliferazione (TNP) fu il risultato di un lungo e complesso negoziato che coinvolse l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale. Il trattato, per molti versi il frutto delle trattative bilaterali tra gli Stati Uniti e l\u2019Unione Sovietica, fu ostacolato e, in alcuni casi, apertamente contestato da molto degli altri paesi interessati. Per questo motivo, negli anni successivi la costruzione di un regime di non-proliferazione credibile e universalmente accettato fu molto controversa. Cercando di colmare il vuoto di una letteratura che ha quasi del tutto ignorato l\u2019ambiguit\u00e0 di questo processo, il panel ricostruir\u00e0 la difficile e problematica creazione di un sistema di regole e istituzioni condivise che potessero garantire un\u2019ampia applicazione del TNP e limitare efficacemente la diffusione incontrollata di tecnologie e materiali con applicazioni nell\u2019ambito del nucleare. Verranno presi in considerazioni tre casi di studio: gli Stati Uniti, promotori, se pur in maniera equivoca, del regime di non proliferazione; l\u2019Italia che esit\u00f2 a lungo prima di ratificare il TNP, e cerc\u00f2 ripetutamente di verificare in che misura fosse possibile adottarne un\u2019interpretazione estensiva; e il Brasile, che del trattato fu un netto oppositore, e che tent\u00f2 ancora pi\u00f9 scopertamente di aggirare i limiti imposti dal regime.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La prima relazione si concentrer\u00e0 sugli Stati Uniti. Dopo il test atomico indiano del 1974 il governo statunitense dedic\u00f2 una crescente attenzione alla possibilit\u00e0 di imporre degli stretti controlli sulla diffusione internazionale del ciclo del combustibile nucleare. Questo tentativo, perseguito in maniera ambigua perch\u00e9 in contrasto con altri interessi internazionali, spinse l\u2019Amministrazione Carter a promuovere la International Fuel Cicle Evaluation (INFCE), causando tensioni con alcuni alleati europei, come ad esempio l\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La seconda si occuper\u00e0 invece dell\u2019ostilit\u00e0 dell\u2019Italia nei confronti del TNP, generata dal timore che la firma del trattato potesse confinarla perennemente in un ruolo secondario rispetto alle potenze nucleari. Per questo motivo, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, il governo italiano cerc\u00f2 di potenziare il proprio status di potenza non nucleare tramite manovre politiche (dilazione della ratifica del TNP) e iniziative nel campo dello sviluppo della tecnologia nucleare (l\u2019arricchimento dell\u2019uranio. l\u2019acquisto di uranio privo di safeguards e la propulsione nucleare navale).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La terza relazione ricostruir\u00e0 lo sforzo del Brasile per raggiungere la capacit\u00e0 di arricchire uranio, concentrandosi in particolare sugli anni Settanta. In questo periodo il Brasile, che non firm\u00f2 il TNP fino al 1998, persegu\u00ec una politica nucleare autonoma che mise in discussione la costruzione del regime di non proliferazione. Il caso dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio rappresenta un esempio dei tentativi del governo brasiliano di forzare le costrizioni imposte dal regime allo sviluppo di capacit\u00e0 nazionali nell\u2019ambito dello sviluppo di tecnologie nucleari e del controllo del ciclo del combustibile.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Interventi<\/strong><\/p>\n<p><b>Giordana Pulcini:\u00a0<\/b><b>L\u2019INFCE, la politica di non-proliferazione dell\u2019amministrazione Carter e l\u2019Italia<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">La International Fuel Cycle Evaluation (INFCE) fu un\u2019iniziativa avviata dagli Stati Uniti nell\u2019Ottobre del 1977 allo scopo di promuovere un dialogo multilaterale sui rischi della diffusione delle tecnologie legate alla produzione di energia nucleare per scopi pacifici. l\u2019INFCE coinvolse pi\u00f9 di 60 nazioni tra i fornitori e acquirenti di tecnologia e combustibile nucleare. Basato su fonti d\u2019archivio statunitensi e italiane, questo lavoro ha lo scopo di esaminare le resistenze di alcuni paesi europei al tentativo dell\u2019Amministrazione Carter di utilizzare l\u2019INFCE come uno strumento per indurre gli alleati ad allinearsi con la propria politica di non-proliferazione. Alla fine degli anni Settanta il governo statunitense cerc\u00f2 di rafforzare il regime attraverso l\u2019imposizione di limitazioni alla diffusione delle tecnologie e al commercio dei combustili nucleari, generando tensioni con gli Europei. Questo studio si concentra sulle reazioni dell\u2019Italia, un caso emblematico dell\u2019insofferenza europea nei confronti della politica degli Stati Uniti. Temendo che nuove regole sul controllo internazionale del ciclo del combustibile nucleare avrebbero potuto danneggiare il programma civile italiano e ostacolare la sua capacit\u00e0 di entrare nel mercato come supplier, l\u2019Italia si impegn\u00f2 attivamente per coordinare la posizione degli europei e del Giappone allo scopo di contenere le aspettative statunitensi nei confronti dell\u2019INFCE.<\/span><\/p>\n<p><b>Leopoldo Nuti:\u00a0<\/b><b>L\u2019Italia come stato soglia? La problematica ratifica del TNP<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Sin dalla met\u00e0 degli anni \u201950, la risposta italiana alla crescente importanza attribuita alle armi nucleari nelle relazioni internazionali si era basata sull\u2019aspirazione a raggiungere uno status di parit\u00e0 con gli altri stati dell\u2019Europa occidentale. Di conseguenza, alla fine degli anni Sessanta l\u2019Italia adott\u00f2 un atteggiamento particolarmente ostile nei confronti del Trattato di Non-proliferazione nucleare (TNP), la cui ratifica si rivel\u00f2 tra le scelte di politica estera pi\u00f9 difficili dell\u2019intero dopoguerra. In questo saggio si mettono a fuoco in particolare le iniziative adottate dal governo italiano tra la firma (1969) e la ratifica (1975) del trattato, sia per dilazionare indefinitamente la ratifica del TNP sia per potenziare lo status dell\u2019Italia in settori quali l\u2019arricchimento dell\u2019uranio e la propulsione nucleare navale, Di fronte alle crescenti pressioni di alcuni dei suoi principali alleati il governo italiano fu per\u00f2 costretto a ratificare il trattato nel maggio del 1975. Come spiega la letteratura sulla latency, tuttavia, questo caso di nuclear reversal non pu\u00f2 essere definito come un passaggio netto ma va visto come un abbandono molto graduale delle precedenti aspirazioni: solo cos\u00ec si possono capire alcune iniziative che continuarono ad essere attuate persino dopo la ratifica del TNP.<\/span><\/p>\n<p><b>Carlo Patti:\u00a0<\/b><b>La corsa del Brasile verso l\u2019arricchimento dell\u2019uranio (1953-1987)<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Il 4 settembre 1987 il presidente brasiliano Jos\u00e9 Sarney in uno storico annuncio comunic\u00f2 che centri di ricerca nazionali erano riusciti a sviluppare l\u2019arricchimento dell\u2019uranio attraverso il processo di ultracentrifugazione. La notizia sorprese la comunit\u00e0 internazionale. Il Brasile, paese che si opponeva al Trattato di Non Proliferazione di Armi Nucleari e aveva all\u2019epoca ambizioni per sviluppare esplosivi nucleari per finalit\u00e0 \u201cpacifiche\u201d, riusc\u00ec a controllare un aspetto fondamentale della filiera di produzione di combustibile nucleare utile per obiettivi pacifici e militari. Con l\u2019obiettivo di integrare i pi\u00f9 recenti studi sul ruolo dei paesi del Sud Globale nell\u2019ordine nucleare durante la Guerra Fredda, il presente lavoro discuter\u00e0 gli sforzi brasiliani per raggiungere la capacit\u00e0 di arricchire uranio. Basato su documenti recentemente resi disponibili in Brasile, Germania, Stati Uniti e su interviste di storia orale, l\u2019articolo presenter\u00e0 il cammino intrapreso dal paese latino-americano per sviluppare la tecnica di separazione isotopica dell\u2019uranio tra il 1953 e il 1987. Lo studio dar\u00e0 particolare attenzione agli anni Settanta, quando il Brasile adott\u00f2 una politica nucleare autonoma volta a resistere a pressioni e limiti posti dai paesi che promuovevano il regime di non proliferazione nucleare.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><b>Note curriculari dei partecipanti<\/b><\/p>\n<ul>\n<li><b>Giuliano Garavini,\u00a0<\/b>attualmente \u00e8 Senior Research Fellow in the Humanities ad NYU Abu Dhabi. Si \u00e8 interessato prevalentemente di storia dell\u2019integrazione europea, di decolonizzazione e di storia dell\u2019energia e del petrolio. \u00c8 autore, tra le altre cose, di \u201cAfter Empires: European Integration, Decolonization and the Challenge from the Global South\u201d (Oxford University Press, 2012); ha recentemente curato assieme ad altri colleghi \u201cOil Shock. The 1973 Crisis and its Economic Legacy\u201d (IB Tauris, 2016), e \u201cCounter-Shock. The Oil Counter-Revolution of the 1980s\u201d (IB Tauris, 2018). Il suo ultimo libro, \u201cThe Rise and Fall of OPEC in the Twentieth Century\u201d, uscir\u00e0 a Luglio per Oxford University Press.<\/li>\n<li><b>David Burigana,\u00a0<\/b>Professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali, Qualifi\u00e9 Professeur des Universit\u00e9s Section 22 Histoire moderne et contemporaine France, e membro del Consiglio Direttivo del CISAS Centro Studi e Ricerche Aerospaziali \u201cGiuseppe Colombo\u201d (Universit\u00e0 di Padova), Work Package leader per la Space Diplomacy nel progetto Horizon2020 InsSciDE sulla Science Diplomacy, capo unit\u00e0 PRIN 2019, autore di diversi articoli e capitol di volume su cooperazione aeronauica, degli armament e spaziale, su archive privati e pubblici in Europa e negli USA; suo ultimo articolo \u201cAir, space and techno-scientific innovation in Italian foreign policy during the 1970s and 1980s\u201d, in A. Varsori, B. Zaccaria (eds.), Italy in the International System from D\u00e9tente to the End of the Cold War. The Underrated Ally, Palgrave, 2017; curator con Christine Bouneau, Experts and Expertise in Science and Technology in Europe since the 1960s. Organised Civil Society, Democracy and Political Decision-making, BRUSSELS, PIE-Peter Lang, 2018.<\/li>\n<li><b>Giordana Pulcini,\u00a0<\/b>Assegnista di ricerca e docente a contratto di Storia delle relazioni tra l\u2019Europa e gli Stati Uniti presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 Roma Tre. Dal 2011 ha coordinato l\u2019organizzazione della Scuola estiva (Nuclear History Boot Camp) del Nuclear Proliferation International History Project (NPIHP). Le sue recenti pubblicazioni sono: Sicurezza, Equilibrio e Vulnerabilit\u00e0. Il controllo degli armamenti strategici negli Stati Uniti alla fine della distensione, Mondadori Universit\u00e0, Milano, 2018; &#8220;Nuclear Superiority in the Age of Parity&#8221;, con Niccol\u00f2 Petrelli, International History Review, 40.5 (2018), \u201cAn ounce of prevention &#8211; a pound of cure? The Reagan Administration\u2019s non-proliferation policy and the Osirak raid\u201d, con Or Rabinowitz, in via di pubblicazione sul Journal of Cold War Studies.<\/li>\n<li><b>Leopoldo Nuti<\/b> (Siena, 1958), dal 2000 \u00e8 professore ordinario di Storia delle relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 Roma Tre, dove \u00e8 Coordinatore del curriculum in Studi europei e internazionali del Dottorato in Scienze Politiche. Dal 2010 \u00e8 co-direttore del Nuclear Proliferation International History Project, e dal 2018 \u00e8 Direttore della Rivista italiana di storia internazionale. Dal 2014 al 2018 \u00e8 stato Presidente della Societ\u00e0 italiana di storia internazionale.\u00a0Tra le sue pubblicazioni, L&#8217;esercito italiano nel secondo dopoguerra, 1945-1950. La sua ricostruzione e l&#8217;assistenza militare alleata, (Roma: Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, 1989), I missili di ottobre. La storiografia americana e la crisi cubana del 1962 (Milano: LED, 1994), Gli Stati Uniti e l\u2019apertura a sinistra. Importanza e limiti della presenza americana in Italia (Roma: Laterza, 1999), La sfida nucleare. La politica estera italiana e la armi atomiche durante la guerra fredda, 1945-1991, (Bologna: Il Mulino 2007) e, come curatore, The Crisis of Detente in Europe. From Helsinki to Gorbachev, 1975-1985 (London: Routledge, 2008) e insieme a Fr\u00e9d\u00e9ric Bozo, Marie Pierre Rey e Bernd Rother, The Euromissiles Crisis and the End of the Cold War (Stanford: Stanford U. Press, 2015). Nel 2018 ha curato, insieme a David Holloway, Aspects of the Global Nuclear Order in the 1970s, un numero tematico della International History Review.<\/li>\n<li><b>Carlo Patti<\/b> insegna Storia delle relazioni internazionali e politica estera brasiliana presso l\u2019Universit\u00e1 Federale di Goi\u00e1s (UFG), in Brasile. \u00c8 dottore di ricerca in Storia delle relazioni internazionali (Universit\u00e0 di Firenze, 2012) e coordina il progetto di ricerca \u201cGlobal Nuclear Vulnerability\u201d per il quale ha ottenuto dalla British Academyla Newton Advanced Fellowshipper il periodo 2015-2017.\u00a0L\u2019oggetto principale delle sue ricerche \u00e8 la storia del programma atomico brasiliano negli ultimi settant\u2019anni e del ruolo del Brasile nel regime di non proliferazione nucleare. Ha pubblicato articoli sull\u2019argomento sulla Revista Brasileira de Rela\u00e7\u00f5es Internacionais, International History Review, Il Politico, Meridiano 47, Limes eCold War History. \u00c8 autore de \u201cO programa nuclear brasileiro: uma hist\u00f3ria oral\u201d (\u201cIl programma nucleare brasiliano: una storia orale\u201d) pubblicato dall\u2019editrice FGV nel 2014. Sta completando la stesura del libro \u201cBrazil in the Global Nuclear Order,\u201d frutto delle ricerche realizzate durante gli studi dottorali e post-dottorali. Attualmente \u00e8 visiting fellow presso l\u2019Universit\u00e0 di Cagliari.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presidente: Giuliano Garavini, New York University, Abu Dhabi. Discussant: David Burigana, Universit\u00e0 di Padova. 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